Dragon Ball episodio 144: «L'onda superenergetica»

Dragon Ball episodio 144: Goku si rialza illeso e incalza Majunior. Frenato dal legame con Dio, scatena la Super Kamehameha quando Crilin ricorda le sfere del drago.

Aggiornato il 19 ottobre 2026Lettura: 3 min

Il centoquarantaquattresimo episodio di Dragon Ball, trasmesso in Giappone l'8 febbraio 1989, è quello in cui la finale del 23° Torneo Tenkaichi entra davvero nel vivo. Goku e Majunior smettono di studiarsi e combattono al massimo delle forze, ma il ragazzo ha le mani legate: colpire a morte il demone vorrebbe dire uccidere anche Dio. Finché Crilin non trova la via d'uscita, e Goku può sfoderare per la prima volta la Super Kamehameha.

Riassunto

L'annunciatore conta, ma Majunior non ci casca: sa benissimo che Goku sta fingendo e gli intima di alzarsi. Il ragazzo esce dal cratere con un sorriso, praticamente illeso; si limita a togliersi la parte superiore della tuta, ridotta a brandelli. I due si fermano, concentrano l'energia e l'aria intorno al ring si carica di scintille. Poi si scagliano l'uno contro l'altro.

Lo scontro è velocissimo. Piccolo spara raggi dagli occhi, allunga le braccia per spingere l'avversario fuori dal ring, lo sorprende e lo scaraventa contro un muro; Goku risponde sparendo alla vista e ricomparendogli alle spalle con un colpo durissimo. Furioso per non riuscire a prevalere, Majunior si alza in volo e prepara un'onda capace di spazzare via l'intero stadio con tutti gli spettatori. Goku capisce il pericolo e si lancia in aria per attirare il colpo su di sé: l'onda gli sfila accanto e va a schiantarsi sulle montagne all'orizzonte, cancellandone alcune.

È il momento di contrattaccare. Goku annuncia una Super Kamehameha, ma il Maestro Muten lo ferma: uccidere Majunior significherebbe uccidere anche Dio, prigioniero dentro di lui. Goku esita, e Piccolo ne approfitta. Deriso per la sua bontà, il demone carica un nuovo colpo contro il pubblico, e sugli spalti scoppia il panico. È Crilin a sbloccare la situazione: se Dio dovesse morire, potranno riportarlo in vita con le sfere del drago, proprio come hanno fatto con lui. Goku non se lo fa ripetere e scaglia la Super Kamehameha, che travolge l'onda di Piccolo, buona parte dell'arena e il demone stesso.

Il commento

Dopo due episodi di preparativi, questo è puro combattimento, e la regia di Daisuke Nishio lo tratta come tale: pause cariche di elettricità, accelerazioni improvvise, colpi che spostano le montagne. La scena dell'onda deviata verso l'orizzonte rende bene il salto di scala rispetto ai tornei precedenti: ormai questi combattenti sono una minaccia per il paesaggio.

Il vero motore dell'episodio, però, è morale. Goku potrebbe vincere, ma non vuole vincere a quel prezzo, e Piccolo usa questa esitazione con cinismo, puntando sugli innocenti. La soluzione di Crilin è logica e liberatoria, anche se lo spettatore attento sentirà un brivido: il fatto che le sfere siano legate a Dio verrà a galla più avanti, e cambierà parecchio le carte in tavola.

La Super Kamehameha, infine, è un momento simbolico. Il colpo del Maestro Muten, imparato da bambino, diventa qualcosa che appartiene solo a Goku.

Curiosità

  • L'episodio adatta il capitolo 183 dalla pagina 12, il capitolo 184 e le prime tredici pagine del capitolo 185 del manga di Akira Toriyama. In Giappone ottenne uno share del 18,1%.
  • La sceneggiatura è di Toshiki Inoue, la regia di Daisuke Nishio e la direzione delle animazioni di Masayuki Uchiyama.
  • Sono esclusivi dell'anime i commenti di Muten e Chichi quando Goku si rialza, le scintille che circondano i due prima dello scontro, la fase con le braccia allungabili subito dopo i raggi dagli occhi e il panico del pubblico durante l'ultima carica di Piccolo.
  • Nella versione giapponese Lunch impreca contro Piccolo ma ammette, a denti stretti, che il demone ha stile, mettendo a disagio Bulma, Olong e Pual.

Lo sapevi? Il ragionamento di Crilin poggia su una premessa sbagliata: le sfere del drago sono una creazione di Dio, e se lui morisse diventerebbero semplici sassi. Nessuno dei presenti lo sa ancora.

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