Dragon Ball episodio 142: «Shen contro Junior»

Dragon Ball episodio 142: Shen svela di essere Dio e affronta Majunior in semifinale. Il Mafuba sembra la soluzione, ma Piccolo lo respinge e imprigiona Dio.

Aggiornato il 19 ottobre 2026Lettura: 3 min

Il centoquarantaduesimo episodio di Dragon Ball, trasmesso in Giappone il 25 gennaio 1989, mette faccia a faccia le due metà di uno stesso essere. Nella seconda semifinale del 23° Torneo Tenkaichi il goffo Shen getta la maschera: è Dio, il custode della Terra, sceso dal suo tempio sopra le nuvole per fermare Majunior. Il suo piano sembra perfetto, ma il figlio del Grande Mago Piccolo ha imparato la lezione del passato.

Riassunto

Prima che l'incontro cominci, Goku raggiunge Shen e gli chiede conferma di ciò che ha intuito: dietro quell'uomo dall'aria sprovveduta si nasconde Dio (il Supremo, nel doppiaggio Mediaset). Il vecchio custode non lo nega. Sa bene che Goku non potrebbe mai uccidere Junior, perché la morte del demone trascinerebbe con sé anche la sua, e per questo ha deciso di occuparsene di persona. A un Goku preoccupato risponde con calma: ha un buon piano.

Sul ring Shen recita la parte del dilettante solo per pochi istanti, poi passa all'attacco. Il pubblico, e perfino Tensing e Crilin, restano a bocca aperta: il presunto principiante tiene testa a Majunior colpo su colpo e lo manda al tappeto con una ginocchiata dall'alto. Piccolo però scruta nella mente dell'avversario e capisce con chi ha a che fare. Da quel momento i due discutono in una lingua che nessuno sugli spalti riesce a comprendere.

Dio ammette che un corpo umano preso in prestito lo penalizza, ma non ha intenzione di vincere con la forza. Tira fuori una piccola boccetta e scatena il Mafuba, la tecnica con cui secoli prima era stato rinchiuso il Grande Mago Piccolo. Majunior, però, se l'aspettava: rimanda indietro l'onda con un contro-Mafuba, strappa Dio dal corpo che lo ospitava e lo sigilla nel flacone. Prima di sparire, Dio fa in tempo a gridare a Goku di sconfiggere Piccolo a ogni costo, anche se questo dovesse significare la sua morte.

Il commento

È un episodio che vive di tensione più che di spettacolo. Dopo settimane di indizi su Shen, la rivelazione arriva senza giri di parole e cambia il senso dell'intero torneo: non è più una gara sportiva, ma un regolamento di conti fra il bene e il male nati dalla stessa persona.

La scelta di Dio è ciò che rende il personaggio interessante. Non cerca la vittoria, cerca un modo per neutralizzare Piccolo senza morire e senza costringere Goku a una scelta impossibile. Che il piano fallisca proprio sulla tecnica più "sicura" della serie è un rovesciamento crudele: il Mafuba, simbolo della resistenza contro il Grande Mago, diventa un'arma nelle mani del nemico. Piccolo, del resto, ha avuto anni per prepararsi, e qui lo dimostra con una freddezza che mette i brividi.

Resta poi il fascino della lingua sconosciuta, un dettaglio buttato lì quasi per caso che anni dopo diventerà uno dei primi tasselli della mitologia di Namecc. E l'urlo finale di Dio scarica tutto il peso del mondo sulle spalle di Goku, alla vigilia della finale.

Curiosità

  • L'episodio adatta i capitoli 180 e 181 del manga di Akira Toriyama. In Giappone ottenne uno share del 19,2%.
  • La sceneggiatura è di Hajime Satsuki, la regia di Kazuhisa Takenouchi e la direzione delle animazioni di Mitsuo Shindō.
  • La fase di combattimento che precede il dialogo nella lingua misteriosa è un'aggiunta dell'anime. Nel manga, al contrario, c'è uno scambio di battute fra Bulma e gli altri, ancora increduli che un tipo così maldestro abbia battuto Yamcha, che nella serie TV non compare.
  • In Dragon Ball Z si scoprirà che la lingua parlata da Dio e Piccolo è quella del pianeta Namecc.
  • Nell'edizione italiana del manga Shen si chiama Divo, gioco di parole con Dio; Shen è il nome usato nel doppiaggio dell'anime.

Lo sapevi? Il Mafuba era già stato decisivo nella saga del Grande Mago Piccolo: il Maestro Muten lo aveva usato nell'episodio 111, pagando con la vita l'enorme energia richiesta dalla tecnica. Qui, per la prima volta, qualcuno riesce a rispedirlo al mittente.

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